Ranma 1/2 Ovvero Ritrovarsi Nei Panni Dell’Altro

I giochi tra bambine sono pieni di segreti super-teneri ma anche 1) molto imbarazzanti e 2) vagamente saffici. A me per esempio, quando da piccola giocavo con mia cugina, toccava sempre fare l’uomo.

Avete capito bene: giocavamo alle storie d’amore e a me spettava tutte le volte il ruolo di protagonista maschile della vicenda. Lei era l’eroina romantica e io il suo eroe corteggiatore – Filippo, Eric, John Smith, Aladino, la Bestia.Non mi piaceva fare il maschio, però lei era irremovibile: era la più grande e la più elegante delle due, il ruolo femminile le spettava e basta, e io alla fine cedevo sempre, perché stravedevo per lei. L’unico ruolo femminile che mi concedeva di interpretare era Bagheera, la pantera di Il libro della giungla – che poi ero abbastanza sicura fosse una pantera maschio, ma il nome finiva per ‘a’ e me lo facevo stare bene. E che ruolo faceva in quel caso mia cugina? Mowgli, ovviamente. Genio del male.
Poi per fortuna tutto cambiò, quando arrivò Ranma ½.

Sorgente: Ranma 1/2 Ovvero Ritrovarsi Nei Panni Dell’Altro

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Un pensiero riguardo “Ranma 1/2 Ovvero Ritrovarsi Nei Panni Dell’Altro

  1. Ehm, temo che l’autrice non abbia compreso molto di questo manga né abbia molto presente la storia della sua autrice.
    Il discorso sarebbe lungo ma è innegabile che Ranma consideri la sua maledizione (sì, la chiama proprio così) il suo più grande problema e farebbe di tutto per tornare normale. Questo è anche il pretesto narrativo più comune usato dall’autrice.
    Dove si posso vedere la capacità di accogliere il proprio lato femminile è un mistero, Ranma si vergogna per tutto la durata del manga e se può tiene ben nascosta questa sua caratteristica agli estranei.
    Usa il proprio lato femminile spesso, è vero, ma lo fa sempre guardandosi bene dal manifestare la sua ambivalenza, quando è ragazza fa la ragazza normale e si presenta come una persona diversa e scollegata dal Ranma ragazzo.
    Inoltre l’autrice ha dichiarato in svariate interviste di non avere nessuna voglia di ergersi a paladina di messaggi particolari ma di volere esclusivamente creare un prodotto divertente per la fascia demografica dei suoi lettori. Tanto è vero che quando ha saputo che la sua odience era più giovane e più maschile di quello che pensava (via sondaggio sullo Shonen Sunday Weekly dove sono stati originariamente pubblicati i manga) ha aumentato l’aspetto d’azione lasciando andare l’aspetto più sentimentale.
    E` palese sia dalla figura di Akane che inizia come ragazza forte e indipendente e diventa infine poco più della principessa in pericolo da salvare sia dalla scomparsa del personaggio del Dr Tofu e del suo conflitto emotivi con Akane per via della sua infatuazione per la sorella.
    Questa cosa di cacciare a forza in prodotti dichiaratamente d’intrattenimento e spensierati messaggi particolari è tipicamente occidentale, infatti si vede spesso negli USA, ma è ontologicamente scorretta e in fondo profondamente irrispettosa del prodotto in se stesso.
    Sembra un tentativo disperato di nobilitare il proprio interesse in prodotti d’intrattenimento come se ci si vergognasse di leggerli.

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